I vitigni coltivati in Romagna

Nel corso degli ultimi decenni il comparto vitivinicolo romagnolo ha subito una profonda trasformazione che ha comportato radicali cambiamenti sia nel vigneto che in cantina. sfruttando le nuove acquisizioni scientifiche in campo agronomico, sono così stati messi a dimora nuovi vigneti, finalizzati all’ottenimento di uva con elevati parametri qualitativi, nella convinzione che il “vino buono” si faccia partendo dalle scelte compiute in campagna. Sono state inoltre rinnovate le cantine, investendo in nuovi macchinari e adottando le tecnologie più all’avanguardia nel settore enologico, gettando le basi per un notevole incremento del livello qualitativo delle produzioni.

Il vitigno principale della pianura romagnola è indiscutibilmente il Trebbiano romagnolo, dal quale si ottengono vini con profumi floreali delicati, non marcanti, esaltati dalla fermentazione a bassa temperatura, adatti ad un consumo quotidiano. Il Trebbiano romagnolo, per le caratteristiche qualitative che presenta, viene impiegato anche come vino base per la produzione di spumati nonché per la produzione di vermouth. Abbandonata la pergoletta romagnola, la tradizionale forma di allevamento, il Trebbiano romagnolo viene da diversi decenni allevato con sistemi razionali e meccanizzabili, con alte densità di piante per ettaro, al fine di ridurre la resa per ceppo e migliorare le caratteristiche qualitative. Tra i vitigni a bacca bianca diffusi nella pianura romagnola più recentemente rientrano la Malvasia bianca di Candia, il Pinot bianco, lo Chardonnay e il Sauvignon, in grado di fornire vini molto profumati, soprattutto nelle condizioni di coltivazione con la più ampia escursione termica. Il Sauvignon coltivato nei terreni sabbiosi della Denominazione d’Origine Controllata Bosco Eliceo, a poche centinaia di metri dal mare, è caratterizzato da grappoli di piccole dimensioni e da basse rese per pianta, che consentono di ottenere un vino con un sentori olfattivi particolarmente intensi. Tra i vitigni a bacca bianca, sul versante collinare romagnolo vengono coltivati oltre a quelli presenti in pianura, anche l’Albana, la Mostosa, dalla quale si ottiene il vino Pagadebit e il Pignoletto. Tra i vitigni a bacca nera diffusi in pianura si trovano l’Uva d’Oro o Fortana, diffusa anch’essa nei terreni sabbiosi costieri, l’Uva Longanesi, varietà autoctona riconosciuta solo recentemente, che consente di ottenere vini corposi, intensamente colorati e di elevata gradazione alcolica, l’Ancellotta, il Ciliegiolo, la Canina e alcuni vitigni internazionali, tra i quali spiccano il Merlot e il Cabernet Sauvignon, che bene si sono adattati anche alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio romagnolo, consentendo di raggiungere risultati qualitativi interessanti. Nella zona collinare il vitigno a bacca nera più diffuso è invece il Sangiovese, allevato principalmente a controspalliere basse con alte densità di impianto. La buona escursione termica presente nell’area collinare e l’equilibrio vegeto-produttivo che riesce a raggiungere, grazie alla presenza di terreni non particolarmente fertili, consentono di ottenere un vino colorato e con il profumo caratteristico. Sempre in collina è diffuso il vitigno Terrano, dal quale si ottiene il vino dolce Cagnina di Romagna DOC.